Immagine sotto licenza Creative Commons CC BY-SA 3.0

Una introduzione ad Antonio Infantino, oltre i Tarantolati di Tricarico

Articolo scritto da Rocco Pisilli. Una biografia minimale di uno dei più grandi esponenti della musica etnica in Italia. Perché un nuovo storytelling della Basilicata e del Metapontino lo si crea avendo i giusti riferimenti culturali.

Incipit

Mi sono appassionato ad Antonio Infantino nella primavera del 2018, qualche mese dopo la sua morte, senza aver mai avuto l’occasione di sentirlo suonare dal vivo. Il suo volto più noto è quello da fondatore dei Tarantolati di Tricarico, collettivo iconico, parte rilevante della storia recente del folk in Basilicata.

Tuttavia in questo articolo si parla di un Antonio Infantino diverso, esponente della Beat generation, etnomusicologo e anche un po’ “sciamano della civiltà contadina”. Una figura mistica, ma anche uno degli esponenti più rilevanti della scena culturale lucana. Un innovatore con un piede nella tradizione.

Il funerale

Ho un’immagine impressa nella mente che riemerge ogni volta in cui si parla di Infantino: una schiera di cupa cupa che accompagnano il suo feretro fuori dalla chiesa di Sant’Antonio a Tricarico.

Cupa cupa

Il cupa cupa è uno strumento musicale arcaico. Consiste in una cassa armonica a cui viene applicata una pelle o una stoffa, che viene messa in tensione e forata affinché ci si possa infilare dentro un’asta di legno.

Questo strumento si suona muovendo in su e in giù l’asta che così produce un suono che varia in base all’umidità della pelle. Per questo motivo il suonatore tiene nell’altra mano uno spruzzino con dell’acqua.

Lo spruzzino

Originariamente questo strumento era costruito in legno. Al suo funerale però erano presenti alcune versioni in plastica ricavate da cisterne dell’acqua. Lo spruzzino, assieme all’utilizzo della plastica, è un’innovazione introdotta dallo stesso Infantino che negli anni 60 voleva includere ad ogni costo questo strumento della tradizione nella sua composizione musicale.

Questo pezzo dura poco più di due minuti, circa il tempo che ti ci vorrà per terminare di leggere questo articolo.

La storia e la vita

Antonio Infantino nasce a Sabaudia, nel Lazio, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Viene in seguito trasportato su una bici fino a Tricarico, il paese natale della sua famiglia. Negli anni sessanta si trasferisce a Firenze per studiare e tra Firenze e Milano diventa un esponente della Beat generation italiana, collaborando con artisti del calibro di Dario Fo.

Negli anni seguenti ritorna a Tricarico con l’intenzione di fondare un gruppo folk, i futuri Tarantolati di Tricarico. Raduna dei giovani e li porta nella sua casa a suonare e a innovare la composizione musicale popolare lucana.

Ne escono fuori dei dischi mistici come Follie del Divino Spirito Santo, un disco che unisce arcaico e moderno, con lamenti funebri e inni all’accumulazione di beni materiali. La sua produzione continua, sperimentando diversi generi. Vive ad Anversa e anche in Brasile dove compone il disco La Tarantola va in Brasile, mentre esercita la sua professione di architetto aiutando le comunità locali.

La svolta mistica

Uno degli aspetti più affascinanti di Infantino è la sua svolta “mistica” che arriva negli ultimi anni quando, iniziando a indossare un copricapo etiope, inizia ad assume gli atteggiamenti di uno sciamano o un santone della tradizione lucana orfo-pitagorica, tra tarantismo, musicologia e teoria dei colori. Infantino, che di professione insegnava all’Università di Firenze, diventa un ricercatore della tradizione musicale e antropologica lucana, collegando civiltà contadina e Magna Grecia.

Prima della morte fa una comparsa nel film “Lucania” di Gigi Roccati dove interpreta se stesso, guarendo la protagonista dal mutismo. Postumo esce “A Fabulous Trickster” film biografico dove un corvo pasoliniano e una giornalista “del nord” lo accompagnano in un viaggio in Basilicata che si conclude con la sua immersione nelle acque di un non precisato fiume lucano, da cui si vede riapparire soltanto il suo copricapo etiope.

Il trailer (non ufficiale) del film biografico su Antonio Infantino. Sempre su di lui esiste anche quest’altro documentario.

Conclusioni

Mi piace immaginare Antonio Infantino come un uomo che ha accettato l’esistenza della morte come parte stessa della vita, e che quindi è morto in pace, lasciando a noi la sua musica. Infantino è stato un innovatore nel suo legame con la civiltà rurale e contadina lucana. Personalmente ritengo che per questo possa essere una figura d’ispirazione per una nuova Basilicata e un nuovo Metapontino.

Hey! Vorremmo pubblicare un articolo come questo dedicato all’FSK. Così, per bilanciare. Proponiti di scriverlo!

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Nuove energie per le periferie culturali. Based in Metapontino.

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